Il Sorbo degli uccellatori

In questo strano e unico autunno arido e caldo anche la colorazione del Sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) è particolare. Questo albero della famiglia delle Rosaceae, dalle contenute dimensioni, è uno dei miei preferiti e andando a curiosare tra i miti e le leggende che lo circondano ne ho capito il perchè. Soprattutto per i Celti aveva molti significati simbolici e nel loro calendario lunare corrisponde al periodo compreso tra il 21gennaio e il 17 febbraio, in cui da noi cade il gorno della Candelora. Rappresenta perciò l’inizio del periodo in cui il Sole ricomincia a scaldare la Terra e la vita, sopra e sotto la superficie terrestre, riprende la sua attività. Sempre i Celti consideravano il suo frutto, al pari della mela, il nutrimento degli dei. In generale tutti i popoli dei paesi nordici, in cui era ed è diffuso, avevano attribuito a questo albero poteri magici: dallo scacciare i demoni al proteggere il bestiame fino ad arrivare ai Finni che consideravano il Sorbo degli Uccellatori l’Albero della Vita abitato dalla ninfa Pihlajatar.
Quasi vent’anni fa “pulendo” un parco ne raccolsi un giovane esemplare e lo trapiantai nel mio minuscolo giardino per avere un angolo di ombra rada e leggera. La pianta è cresciuta libera, senza potature e rigogliosa; mi allieta in primavera con la sua bianca e abbondante fioritura, irresistibile attrazione per le api e per una moltitudine di insetti di molte specie, e in autunno con le sue bacche rosse e il fogliame viirato al giallo-arancio. Ma quest’anno è particolare: non si vede una goccia d’acqua da almeno due mesi e le temperature solo ora tendono a scendere a livelli nella media. Il mio, non più giovane, Sorbo però resiste egregiamente, forse ha qualche bacca in meno, ma si è vestito di un variopinto e irripetibile abito.
E questo è il bello della Natura: non smette mai di stupirci e se la aiutiamo e la rispettiamo riesce a superare anche i momenti più difficili e a regalarci nuove emozioni.

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