Ecco perché non riesco a farmi coinvolgere da quel senso di nostalgia, di conservazione delle tradizioni, di devozione e di trasporto verso l’agricoltura “tradizionale” o “moderna”, in qualsiasi modo vogliate chiamarla. Sono un perito agrario, vivo in campagna, ma il mondo agricolo, così come è vissuto nella maggioranza dei casi, lo considero un nemico per l’ambiente, per la Natura e per l’uomo. Da questa mia considerazione naturalmente sono esclusi tutti i movimenti (biologico, agricoltura sinergica, permacoltura, ecc.) in cui il rispetto per la terra e l’ambiente sono al primo posto.
Ma ecco, molto in breve, come sono andate i fatti: avvenimenti e collusioni tra lobbies che forse in pochi conoscono. Lo stravolgimento dell’agricoltura ha una svolta decisiva a metà ‘800, quando il chimico Justus von Liebig (l’inventore dei dadi di concentrato di carne) sviluppa la sua teoria della “restituzione” secondo la quale analizzando le ceneri delle piante coltivate si può risalire a ciò di cui sono costituite e quindi a ciò che esse sottraggono al terreno. Va da sé che per ristabilire la fertilità del terreno bisogna apportare le giuste quantità degli elementi sottratti da quella determinata coltura. In quel periodo (fine ‘800-inizio ‘900) sono attive le prime industrie chimiche i cui prodotti, principalmente nitrati e fosforo, sono destinati a usi militari. Dal termine della prima guerra mondiale in poi queste industrie deviano la destinazione della loro produzione al mondo agricolo per rifornirlo di concimi chimici. Indubbiamente il risultato in termini di aumento di resa dei raccolti è evidente; il consumo di questi concimi chimici aumenta, il raccolto anche e l‘uomo-agricoltore desideroso di vedere aumentare i suoi guadagni spinge sempre più il terreno con questi prodotti di sintesi, non sapendo di portarlo lentamente, ma inesorabilmente verso la morte. In questo modo si viene a creare però un surplus di produzione, soprattutto cereali e legumi. E cosa farne ? Finita la seconda guerra mondiale c’è un’aspirazione diffusa al benessere e ai suoi status quo. Ecco quindi che “qualcuno” comincia a immettere nelle persone l’idea che un’alimentazione ricca di proteine “nobili” derivanti dai prodotti animali è simbolo di benessere. E cosa c’è di meglio di una mucca o di un maiale per smaltire le eccedenze della produzione di cereali? Così considerando quello che comporta produrre i concimi e allevare bovini, suini, ecc. l’agricoltura diventa un’attività che consuma più di quello che produce. Conclusione logica è che non può stare in piedi, non può durare. Ma non importa tanto ci sono i fondi che sovvenzionano gli agricoltori. E chi è anche interessato a questo circolo vizioso? La lobby farmaceutica. Infatti, dalla metà del secolo scorso cominciano a esserci i primi studi che dimostrano che un’alimentazione a base di latticini e proteine animali sarebbe causa di osteoporosi e di cancro. Ma tutto è messo a tacere … e così è tuttora. Perché? Avete presente quanti zeri ci sono nei fatturati delle industrie farmaceutiche? Se prevenissimo la maggior parte dei nostri disturbi cambiando la nostra dieta nessuno ne trarrebbe guadagno e allora è meglio continuare a far credere al popolo ottuso quello che interessa alle multinazionali del farmaco.
E’ chiaro quindi che deforestazioni, desertificazione, effetto serra, catastrofi ambientali, diffusione di malattie del mondo occidentale (cancri, malattie cardiovascolari, osteoporosi, diabete) siano gli effetti di questa dissennata politica che mira all’arricchimento di pochi a capo delle lobbies farmaceutiche e agrochimiche a discapito della maggioranza della popolazione.
Ognuno di noi con le sue scelte quotidiane è corresponsabile di questo processo e degli effetti che ne scaturiranno. Aprendo gli occhi e sviluppando una nuova consapevolezza possiamo cercare di salvare quello che si può ancora salvare del pianeta Terra e di chi lo abita: uomini, animali e piante. Rispetto per la vita di tutto ciò che ci circonda e rispetto per noi stessi: ecco cosa dovremmo tenere a mente prima di ogni nostra azione.
Non tralasciamo l’aspetto etico di tutto questo comportamento: gli animali sono allevati e macellati in condizioni disumane, la Madre Terra è sfruttata e resa sterile e milioni di persone vivono in condizioni di povertà alimentare e scarsità d’acqua
Per concludere qualche numero per dimostrare l’insostenibilità del sistema agricolo “moderno”: occorrono dodici calorie di petrolio per ottenere una caloria alimentare, occorrono dieci chili di cereali per ottenere un chilo di carne, occorrono quattrocento litri d’acqua per ottenere un chilo di mais (quindi quattromila litri d’acqua per un chilo di carne) e infine occorrono due tonnellate e mezzo di petrolio per ottenere una tonnellata di fertilizzante.

