
Come spesso accade per portare un aiuto è sufficiente un piccolo gesto. Così anche nei giardini o nei terrazzi per dare un sostegno ai piccoli visitatori alati è utile aggiungere poche, ma giuste piante. Una di queste, rustica, facile da coltivare e dalle grandi soddisfazioni, è la santoreggia (Satureja montana). Questa aromatica oltre a formare un bellissimo cuscino fitto e verde brillante ha una ricca fioritura da metà aprile a maggio, a seconda dell’esposizione e dell’altitudine. Come tutte le Lamiacee è un’attrazione irresistibile per gli impollinatori, fornendo loro il nutrimento necessario per vivere: la vedrete quindi frequentata da api, api selvatiche, bombi e farfalle. Per questo motivo, soprattutto in certi ambienti come quello urbano, in cui scarseggiano altre fioriture e fonti di cibo, la presenza della santoreggia riveste una notevole importanza anche per il sostegno della biodiversità. Ma la santoreggia, oltre a regalarci una bellissima fioritura, ha anche un valore gastronomico e erboristico. Possiamo infatti utilizzarne le foglie e i fiori a crudo per condire insalate o cotti per insaporire sughi, per condire i legumi e altri piatti. Il nome Satureja pare proprio derivare, secondo Linneo, da un’antica parola romana la cui radice latina “satura” significa “sazio” in riferimento alle proprietà digestive dei succhi delle piante. Ma è soprattutto il suo valore ecologico, oltre a quelli ornamentali e culinari, che dovrebbe spingerci a non far mancare la santoreggia nelle aiuole dei nostri giardini o nei vasi dei nostri terrazzi urbani.
